I sensi della visita

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Quanto riesci a coinvolgere i turisti? Le parole sono la parte fondamentale del tuo lavoro, ma perché il racconto sia davvero efficace puoi scegliere di arricchire le informazioni che dai con elementi che coinvolgono i sensi. Hai mai provato?  

“Dry word and dry facts will not fire hearts”
John Muir

Turisti in ascolto

Ti capita, a volte, di provare sconforto quando noti che il gruppo non ascolta e il livello di attenzione è basso? In parte è normale… [sia lo sconforto che la distrazione].  😉
Crediamo che il linguaggio verbale sia il principale canale di comunicazione, in realtà non è così: solo l’11% delle informazioni arrivano al cervello passando per l’orecchio. Il resto arriva per la maggior parte tramite la vista, attraverso il linguaggio non verbale. Di tutto quanto, rimane solo il 20% di quello che si ascolta.

Molti studi dimostrano che c’è una stretta connessione tra coinvolgimento sensoriale, emozioni e apprendimento. L’esperienza del visitatore è potenziata quando dipende meno dalla parola e più dall’uso dei sensi: le informazioni sono comprese e ricordate meglio e più a lungo. Olfatto, tatto e gusto contano solo per il 12% della comunicazione eppure hanno molto potenziale per creare un ricordo duraturo.

I nostri sensi sono continuamente in funzione, ma spesso non ne siamo così consapevoli. Se è tramite i nostri sensi che facciamo esperienza del mondo, ogni giorno nel corso della nostra vita, perché non proporre di “vivere” il patrimonio culturale e naturale nello stesso modo? Anche tu puoi proporre un’esperienza turistica con i cinque sensi. Ecco alcune idee!

Spalancare gli occhi

Abbiamo detto che la vista è il senso più coinvolto durante l’interazione. Comunichi anche con i tuoi gesti, l’espressione del volto, la distanza che metti tra te e il gruppo, lo spazio che occupi, la postura del corpo e i suoi movimenti. Puoi prestare attenzione a questi aspetti che ti riguardano, di cui non sempre sei consapevole. Ma non solo: puoi invitare i turisti a osservare con attenzione il luogo in cui vi trovate. Lascia che siano loro a individuare dettagli, a scoprire particolari rilevanti. Rendili attivi durante la spiegazione, coinvolgili e usa anche la risposta strampalata come stimolo per il tuo racconto. Non limitarti a indicare cosa vedere, ma fermati a osservare e far osservare, come se puntassi una torcia che illumina una parte da isolare da tutto ciò che le sta attorno.

Toccare, non toccare

Dopo la vista, il tatto è il senso che viene più spesso messo al centro delle visite: conosci sicuramente l’approccio hands-on, che rompe il tabù del vietato toccare, soprattutto nei musei.
Liscio, ruvido, caldo, freddo, morbido… perché non far toccare con mano? Non sempre è possibile, certo! Un’alternativa? Far passare di mano in mano un campione del materiale di cui stai parlando: un pezzo di stoffa, di corteccia, un minerale, la riproduzione di un oggetto. Poco praticabile? Allora prova comunque a evocare quelle sensazioni e ricorda che anche la temperatura, l’umidità, il vento, lo stare in mezzo alla folla hanno a che fare con il tatto. Usa metafore, analogie, esempi che possono ricordare situazioni note.

Sssh! silenzio e rumori

Invitare a stare in silenzio e ascoltare, oppure provare a evocare i rumori che un tempo riempivano i luoghi: l’ascolto non è solo per le parole. Quali strumenti musicali venivano suonati a corte? Come poteva essere camminare nelle vie della città ai tempi dei Romani? E nel Medioevo? Quali erano per esempio i rumori che provenivano dalle botteghe?
Gli animali che vivevano in quell’ambiente naturale erano gli stessi che troviamo oggi oppure no? quali suoni e richiami che provengono dal bosco si possono udire la notte? e di giorno?
Come risuona la voce nelle stanze del palazzo? Parlando ancora di musica e canzoni, quali caratterizzano una particolare epoca?
Prova a descrivere il “paesaggio sonoro” e se cerchi ispirazioni dai un’occhiata alla “guida turistica delle meraviglie sonore”.

Il sapore del tempo

Con degustazioni e assaggi, il gusto è il senso che forse più spesso viene considerato quando si propone un’esperienza turistica.
Ma come potresti stuzzicare il palato dei turisti anche se non stai conducendo un tour enogastronomico? Per esempio parlando di quali sono i piatti tipici, dei sapori nascosti nelle ricette locali, delle tradizioni in cucina legate alla stagionalità, degli ingredienti.
Ci sono aneddoti di episodi storici che hanno il cibo come protagonista? Raccontali!
Parla di come e cosa si mangiava una volta, o del perché certi prodotti e sapori sono tipici del territorio se affronti temi naturalistici o paesaggistici. Per esempio, perché non unire vino e geologia?

Fiuto per le storie

Dopo aver fatto venire l’acquolina parlando di sapori è inevitabile chiedersi che odore aveva il mondo in altre epoche. Profumi, puzze, fragranze… il nostro naso avrebbe sentito cose ben diverse da quelle cui siamo abituati oggi. Perché allora non provare a immaginare come poteva essere un tempo l’aria della città, del mercato o del campo di battaglia? Che profumo hanno le fioriture nel periodo diverso da quello in cui stai conducendo l’escursione?
“Urban smellscapes” e i tour olfattivi sono il progetto che puoi prendere come riferimento se l’idea ti stuzzica… le narici.

Il senso della tua visita

L’uso dei sensi e le attività che coinvolgono in prima persona producono un ricordo migliore e più a lungo di una visita passiva; allora che ne dici, ti va di provare?
Ripercorri l’itinerario che proponi abitualmente, ma fallo come fosse la prima volta. Lasciati guidare dai tuoi sensi e fai attenzione a ciò che senti, annusi, assapori, tocchi, colpisce il tuo occhio e osserva.

Cosa potresti introdurre nella tua prossima visita per coinvolgere i sensi dei turisti?

Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio di leggere “Reflecting Issues and Education“, l’articolo di Ms Chris Fanning che ha in parte ispirato questo post.

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