Al cuore dell’esperienza: visite che lasciano il segno

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Hai presente quei momenti in cui sei totalmente assorbita da quello che stai facendo? Quelli in cui il tuo coinvolgimento è tale da farti perdere la consapevolezza del resto: il tempo che passa, i rumori dell’ambiente in cui ti trovi, persino esigenze fisiologiche come mangiare. A me capita quando scrivo, e a te? Può essere mentre leggi, o dipingi, corri, sei al cinema o a un concerto. Lo sai che conoscere questo “fenomeno” può esserti utile per proporre esperienze di visite guidate davvero coinvolgenti per i turisti?

Si chiama “teoria del flusso” ed è stata introdotta da Mihály Csíkszentmihályi, psicologo ungherese, per descrivere le situazioni in cui una persona è completamente immersa in un’attività gratificante. Lo studioso ha anche individuato quali sono le condizioni che consentono di creare l’“esperienza ottimale”. Perché te ne voglio parlare? Il concetto di flusso – flow – e la sua teoria si sono diffusi in molti campi, compreso quello dell’apprendimento informale in ambito museale. E fornisce spunti molto utili anche per le Guide: conoscerne i principi ti può aiutare a creare le condizioni per favorire l’attenzione e mantenere alta la motivazione dei turisti… ma anche la tua!

Curiosità: per “agganciare” l’interesse

L’interesse verso un argomento è in parte universale e in parte risultato delle esperienze individuali, del background e della propria storia personale. È selettivo ed emerge dall’interazione con l’ambiente e i suoi stimoli. L’interesse è anche ciò che mantiene alta l’attenzione e la voglia di imparare di più; è associato a emozioni positive e può essere stimolato dalla curiosità.
Cosa lo favorisce: novità, sorpresa, complessità, ambiguità.
Cosa puoi fare: presentare argomenti stimolanti, enigmi da risolvere, lanciare provocazioni o piccole “sfide”, fare domande in modo che sia chi ti segue a trovare le risposte.

Come mantenere alta la motivazione?

È probabile che i turisti arrivino sul luogo di partenza della visita già ben disposti con curiosità e interesse. Ma non è sufficiente perché l’attenzione e la motivazione rimangano alte… allora come fare? La teoria del flow ha cercato di capire proprio questo: identifica quali sono le condizioni che rendono un’esperienza gratificante e cosa motiva il visitatore a viverla come fine a se stessa, anche quando, come per esempio nello sport, non ci sono premi finali.

Si è visto che ciò che mantiene le persone coinvolte è la qualità dell’esperienza. Se la visita riesce a produrre nel visitatore lo stato di flow, allora la curiosità e l’interesse iniziali attiveranno le condizioni ideali per l’apprendimento.

Regole e obiettivi

Secondo Csíkszentmihályi le attività che producono lo stato di flow hanno in comune l’avere obiettivi chiari e regole appropriate. Può essere utile, per esempio, spiegare all’inizio del percorso di visita quali – e quanti – saranno le tappe principali, i temi trattati, e ciò che si può o non si può fare. Aspettative poco chiare e obiettivi vaghi distraggono l’attenzione, così come la mancanza di feedback. Le condizioni ottimali per l’esperienza sono quelle in cui si conosce in ogni momento ciò che si sta facendo e se lo si sta facendo bene oppure no.
Cosa puoi fare: cercare di prevenire i dubbi, essere molto chiara, dare un riscontro immediato se cogli incertezze nel tuo pubblico.

Facile o difficile?

Altra caratteristica comune alle esperienze di flow è che tendono a verificarsi quando il livello di difficoltà è equilibrato rispetto alle competenze della persona. Difficoltà troppo alte generano ansia e frustrazione, mentre competenze più elevate causano noia.
Cosa puoi fare: cercare di capire qual è il livello di conoscenza e adeguare il livello delle tue spiegazioni a quello del gruppo. Se il gruppo è molto eterogeneo e presenta elevata disparità, cerca di fornire informazioni con più gradi di difficoltà; fai esempi semplici e similitudini, ma non trascurare anche i concetti più complessi, in modo che tutti sentano di avere la tua considerazione.

Questione di stato d’animo

Fondamentale è anche uno stato d’animo positivo di sicurezza, fiducia, sostegno. Insicurezza, preoccupazione, fastidio – che può essere dovuto per esempio a fattori fisici come fame, caldo, stanchezza – infatti, condizionano motivazione e attenzione.
Cosa puoi fare: cercare di creare condizioni di confort, serenità, distensione, coinvolgimento, chiarire bene i tempi in modo che sia più facile “dosare le forze”.

Il piacere della scoperta

Contribuiscono al vissuto di un’esperienza ottimale anche l’interazione con l’ambiente e il senso di scoperta.
Cosa puoi fare: proporre di usare i cinque sensi e coinvolgere emotivamente, provocare meraviglia e sorpresa, fare riferimento al quotidiano e alle esperienze delle persone, raccontare storie della vita di donne e uomini – o animali se parli di natura – e stabilire connessioni forti con il luogo, le vicende o i personaggi che lì sono vissuti un tempo, lasciare libertà alle scoperte personali di ogni partecipante.

E alla fine della visita…

Molto efficace per lasciare una sensazione positiva e di gratificazione al termine della visita è prevedere un breve momento di riflessione su quanto visto e ascoltato; chiudere e salutarsi dopo aver permesso la condivisione tra i partecipanti contribuisce a dare un senso all’intera esperienza e a sedimentare le conoscenze, lasciando ricordi più forti e duraturi.

Se vuoi saperne di più sull’esperienza ottimale nei musei qui trovi un articolo per approfondire

Quali sono gli accorgimenti che per la tua esperienza ti aiutano a coinvolgere i gruppi e a vivere esperienze positive e gratificanti (anche per te)?
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